Nel Belpaese, nel corso del 2016 sono state presentate circa 10.000 domande di brevetto, con un +7,5% rispetto a quelle presentate nell’anno precedente. Abbiamo, però, ancora molta strada da fare per tenere il passo degli altri Paesi. La Cina, infatti, ha raccolto 1 milione di domande e 100.000 depositi di brevetto, gli Stati Uniti 589.000, il Giappone 318.000, la Corea del Sud 213.000 e la vicina Germania 67.000.

 

Davide e Daniele Petraz di GLP, che da 50 anni opera nel settore della tutela della proprietà intellettuale, sostengono che la strada da percorrere è tutta in salita. Dobbiamo, prima di tutto, comprendere l’importanza della proprietà intellettuale e il relativo deposito di brevetti, marchi e modelli.
Dalla loro analisi, emerge che l’80% di tutti i brevetti sono stati depositati da aziende attive nel Nord Italia, mentre nel Meridione la tutela della proprietà intellettuale è praticata di rado.

 

Il rapporto tra brevetti ed aziende italiane, però, è da tempo tormentato. Per anni, la richiesta di nuovi patent presso l’EOP (European Patent Office, che riconosce e tutela i brevetti industriali europei), ha sperimentato che il trend negativo italiano ha subito un’inversione di rotta solo lo scorso anno, quando le richieste sono aumentate del 3,1%. In Europa, l’Italia rimane all’undicesimo posto.

 

ScarsitĂ  di brevetti depositati, però, non fa rima con bassa capacitĂ  inventiva e la ragione del trend negativo si fonda sulla scarsa cultura alla protezione del proprio sapere tecnologico da parte dell’industria italiana. “Ciò fa sì che le innovazioni, sia a livello di invenzione, di utilitĂ  o estetiche non vengano valutate compiutamente e non si proceda alla loro protezione, da un lato ignorando o sottovalutando i rischi di una mancata tutela, dall’altro non comprendendo i vantaggi diretti ed indiretti che una politica di tutela comporterebbe”, sostengono i titolari di GLP.

 

In Italia, la tutela viene applicata quasi solamente ai prodotti che garantiscono già un certo grado di redditività, ma “approcciarsi alla tutela della proprietà intellettuale è un modo di gestire razionalmente la propria azienda con una programmazione di medio lungo periodo”, continuano i fratelli Petraz. Infatti, la Camera di Commercio Internazionale, nel 2011 ha confermato che un progetto innovativo brevettato ha un valore economico doppiamente superiore a uno non brevettato. Inoltre, i due principali enti europei esperti in brevetti e proprietà intellettuale (Epo e Euipo), sostengono che in Europa il 42% dell’attività economica viene prodotta da aziende ad alta densità di attività intellettuale.

 

Questi trend sottolineano che, se per un Paese è essenziale innovare, è altrettanto importante difendere la propria innovazione e il proprio progetto imprenditoriale, altrimenti crescere può diventare difficile. Per questo motivo, noi di Custodi di Successo auguriamo un buona strada verso il successo a tutte quelle startup che, oltre ad innovare, desiderano intraprendere il percorso di tutela del proprio progetto!
Fonte:

startupbusiness.it

Rielaborato da Custodi di Successo

 

 

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