“La recente crisi finanziaria ha avuto un profondo effetto sulla situazione economica e sul paesaggio imprenditoriale”. Lo affermano Caroline Daniels, Mike Herringtone e Penny Kew, autori dell’ultimo rapporto GEM (Global Entrepreneurship Monitor), che analizza i modelli di finanziamenti di nuovi business in tutto il mondo e che noi di Custodi di Successo desideriamo condividere con voi.

 

Da questa ricerca,  a cui hanno partecipato circa 60 Paesi, emerge che la crisi finanziaria ha lasciato un segno importante sull’imprenditorialità di tutto il mondo e che quasi tutti gli imprenditori sono costretti ad investire i propri risparmi per avviare la propria impresa. Anche se il costo medio necessario per avviare un’impresa è sceso, l’accesso ai finanziamenti è uno dei problemi più gravi per le imprese in molti mercati, specialmente nel caso di quelle medio-piccole.

 

Confrontanto i dati di quest’analisi con quelli del rapporto GEM precedente, si nota come le fonti di finanziamento, le disponibilità di fondi e il costo di avvio di un’impresa siano cambiate drasticamente. Se nel 2004 e nel 2006, per avviare un nuovo business servivano rispettivamente 54.000 dollari e 65.000 dollari, nel 2015 l’importo scende a soli 13.000 dollari (In Italia, però, la media rimane alta: 55.511 dollari).

 

Sul fronte dei fondi, il 95% degli imprenditori usa risorse personali per avviare la propria attività e Mike Herrington, direttore esecutivo di GEM, è convinto che questa tendenza stia ad indicare che gli imprenditori hanno aumentato il loro grado di fiducia in loro stessi e nel clima economico attuale. Aggiunge che il ricorso a risorse personali (o “bootstrap”) avviene solamente in caso di necessità, cioè quando gli imprenditori non possono garantire un finanziamento esterno alla propria società, soprattutto per le imprenditrici, che devono spesso affrontare delle disparità di trattamento da istituti di credito tradizionali.

 

Mediamente, inoltre, le donne necessitano di minori risorse per avviare le proprie imprese rispetto ai colleghi uomini e in alcuni Paesi il divario è netto: in Canada, per citarne uno, gli uomini hanno bisogno di un’investimento 8,5 volte più alto rispetto  a quello necessario per le donne.

 

Penny Kew, co-autore, spiega che l’appartenenza ad una cerchia sociale privilegiata consente ancora agli imprenditori di ricevere una spinta importante sul fronte degli investimenti, specialmente in Nord America e Africa. In ogni regione, la maggior parte degli investitori informali forniscono fondi ai membi del proprio nucleo famigliare, e una percentuale sostanziale fornisce un aiuto ad amici e vicini di casa.

 

Dal rapporto emerge che le banche svolgono ancora una funzione importante e i contributi che erogano variano da regione a regione. In Africa, in Asia e Oceania vengono usati da 1 imprenditore su 4 e 1 su 3 nel Nord America, che assieme all’Europa, gode anche di finanziamenti governativi.

 

Le fonti tradizionali, però, vengono sempre più integrate da nuovi sistemi di prestito (microfinanza, cooperative di comunità, peer-to-peer lending e crowfunding) e progressivamente, la tecnologia mobile sta ridefiniendo i concetti di “industria”, “modello di business” e “mercato”. A tal proposito,  Caroline Daniels è convinta che la globalizzazine, le tecnologie e i social media debbano sempre più essere presi in considerazione. “Gli imprenditori del Nord America hanno sostanzialmente più probabilità di avere accesso a fonti più sofisticate di finanziamento imprenditoriale, come il VC e il crowdfunding. Il 14% degli imprenditori nordamericani sono finanziati attraverso il crowdfunding. Al contrario, l’Africa, l’Asia e l’Oceania sono in ritardo in modo significativo in termini di accesso a questa forma di finanziamento, e solamente il 2% degli imprenditori in queste regioni è finanziato via crowdfunding”.

 

Il business, lo vediamo, diventa sempre più global perché “la consapevolezza di chi ha accesso alle risorse è in crescita, le parti interessate stanno esplorando dei mezzi per aumentare i tipi di finanziamento disponibili in tutte le economie”, sostiene la Daniels.

 

 

Fonte:
ifinanceweb.com
Rielaborato da Custodi di Successo

 

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