Tra i Big del Vecchio Continente, l’Italia è il Paese che fa da fanalino di coda sul fronte digitalizzazione, sia perché le infrastrutture non sono ancora del tutto adeguate agli standard europei, sia per fattori economici e culturali. Tuttavia, non è tutto così grigio come può sembrare.

L’indagine di Pagella Politica per wwworkers.it mostra dei segnali di miglioramento. Tre anni fa i lavoratori della rete avevano fornito alla politica un manifesto per far entrare definitivamente l’Italia nell’economia digitale, che conteneva  azioni relative a cultura digitale, welfare e connettività. Ed ora, i 3 anni sono passati e lo scorso giugno sono ritornati in Camera dei Deputati per avere un riscontro: luce gialla per 7 azioni su 10.

Analizziamole brevemente.

 

Azione 1: Erodere il device digitale
Luce verde per quest’attività che aveva l’obiettivo di sostenere la spinta verso la copertura nazionale di servizi con banda larga e ultra larga, anche nei territori più lontani dalle metropoli. Grazie ad investimenti pubblici e privati, da marzo 2015 ad oggi, la copertura a 30 Mbps è passata dal 26,4% al 35,4%. Il prossimo passo? Raggiungere il 100% entro il 2020.

 

Azione 2: Pensare al Wi-Fi come alla toilette
Qui, abbiamo margine di miglioramento. L’obiettivo di quest’azione è quello di promuovere l’obbligo, per gli esercizi pubblici, di rendere la connessione Wi-Fi disponibile ovunque. Se in italia la medaglia d’oro va a Milano, l’argento a Roma e il bronzo a Firenze (seguono Verona e Genova), a Milano gli HotSpot gratuiti rimangono 370, contro i 450 presenti a Barcellona.

 

Azione 3: Alfabetizzare al digitale

Associazioni di categoria, enti locali, organizzazioni sindacali e terzo settore sono tutti attori coinvolti nel processo di alfabetizzazione dei cittadini al digitale. Tutti dovrebbero poter cogliere le opportunità che il mondo della rete offre e, per questo, dovrebbero essere promossi dei corsi “blended” e dovrebbero nascere degli sportelli informativi che diano servizi concreti su come lavorare in rete. Anche su questo fronte, semaforo giallo.

 

Azione 4: Digitalizzare il made in Italy
Tra tutti i punti, questo è uno di quelli che attira maggiormente la nostra attenzione, perché strettamente collegato all’attività d’impresa. In Italia il 31% delle aziende non ha un sito web e il 70% non utilizza i social media. Questo significa che abbiamo ancora della strada da fare per riuscire a creare reti digitali tra le PMI, che consentirebbero loro di collaborare maggiormente e di puntare all’internazionalizzazione, anche attraverso la condivisione di banche dati e scambi tra realtà diverse.

 

Azione 5: liberare l’ecommerce
Negli ultimi 12 mesi, solo il 26% delle persone ha effettuato un acquisto online (in Europa, la quota sale al 53%). Anche in questo caso, semplificare la normativa sull’ecommerce e fornire incentivi specifici per le imprese e per le startup che desiderano aprire un loro eshop, le aiuterebbero a trovare il loro spazio online.

 

Azione 6: Ascoltare la rete, adottando le tecnologie
L’economia digitale è trasversale e ben applicabile a qualsiasi settore produttivo, spesso esclusa dai meccanismi di concentrazione. Per ora, in Italia solo il 36% degli utenti utilizza internet almeno una volta al giorno e i non utenti sono ancora a quota 38%. Discussioni pubbliche in merito a questi trend aiuterebbero a programmare azioni volte a stimolare l’innovazione tecnologica nel Belpaese.

 

Azione 7: Ciò che è prodotto con soldi pubblici, sia pubblico e in rete
Non sempre i dati della Pubblica Amministrazione, delle ricerche universitarie, della cultura promossa dai fondi pubblici sono accessibili al pubblico della rete. Avere accesso agli open data significa, da una parte, migliorare i servizi al cittadino e, dall’altra, supportare le imprese in materia di Ricerca&Sviluppo.
Azione 8: il telelavoro come diritto
Negli States, la forza lavoro che ha adottato il lavoro in remoto e lo smart working è, in media, dell’11%; in Messico del 30%, in Italia e in Francia del 7% (nel resto d’Europa, ci si aggira attorno al 18%). Lo smart working aiuterebbe le imprese ad innovarsi, ad abbattere i costi ambientali e strutturali legati agli spostamenti casa-lavoro e consentirebbe i lavoratori di conciliare in modo ottimale vita professionale e vita privata.

 

Azione 9: Ripensare il welfare nell’ecosistema digitale
Luce rossa per questo punto, che prevede di istituire il diritto ad una pensione di base per tutti i lavoratori, ad un’indennità di maternità universale e proporre un salario minimo per le attività parasubordinate. Inoltre, il punto prevede anche la diminuzione del carico fiscale contributivo per i lavoratori autonomi.

 

Azione 10: Dare spazio (e ripensarlo) alle nuove imprese
Concludiamo con questo punto, al quale noi di Custodi di Successo siamo particolarmente sensibili. Dare spazio alle nuove imprese: 3 anni fa i wwworkers chiedevano di poter fornire in locazione agevolata immobili inutilizzati dalla Pubblica Amministrazione alle startup legate al mondo digital così da creare spazi di coworking. Purtroppo, anche qui per ora il semaforo è ancora rosso.

 

Sebbene la strada da percorrere per garantire al cittadino, alle imprese e alle startup un ambiente tecnologico e innovativo possa sembrare ancora lunga, siamo convinti che il processo sia progressivo e inevitabile, perché la rete sta diventando sempre di più una componente della vita quotidiana, sia privata che professionale. Come sempre, auguriamo a tutte le PMI e alle startup che puntano su innovazione e tecnologia, un buon cammino verso il successo!

 

Fonte:
corriereinnovazione.corriere.it
Rielaborato da Custodi di Successo

 

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